Crediti IVA non compensabili in caso di esclusione dal VIES

Il provvedimento di esclusione dalla banca dati VIES, irrogato ai sensi dell’art. 35 comma 15-bis del DPR 633/72, esclude la possibilità di avvalersi della compensazione “orizzontale” dei crediti IVA eventualmente maturati dal soggetto passivo in sede di dichiarazione annuale o a seguito della presentazione del Modello TR. Lo stabilisce l’art. 2 del DL 124/2019 (conv. L. 157/2019), il quale ha introdotto il comma 2-quinquies all’art. 17 del DLgs. 241/97.

Laddove l’esclusione dal VIES non sia accompagnata da un provvedimento di cessazione della partita IVA, dunque, resterebbe ammissibile la compensazione “orizzontale” dei crediti relativi alle altre imposte, contributi e somme dovute all’Erario o ad altri Enti. Inoltre, resta ferma la possibilità di chiedere i crediti IVA a rimborso o di “riportarli” nella dichiarazione annuale successiva.

Per i soggetti che hanno operato in ambito intra-Ue, il possesso di crediti IVA è, peraltro, un’ipotesi concreta giacché le cessioni intracomunitarie rientrano tra le operazioni che, pur detassate, attribuiscono il diritto alla detrazione dell’imposta (art. 19 comma 3 lett. a) del DPR 633/72).

Il diniego della facoltà di compensare i crediti IVA, in forza del richiamato art. 2 del DL 124/2019:
– opera a partire dalla data di notifica del provvedimento di esclusione della partita IVA dalla banca dati VIES (secondo le modalità stabilite dal provv. Agenzia delle Entrate n. 110418/2017);
– rimane in vigore fino a quando non siano rimosse le irregolarità che hanno generato l’emissione del provvedimento di esclusione.

Pertanto, la compensazione dei crediti IVA dovrebbe essere nuovamente consentita in caso di reinserimento nella banca dati VIES.

Su questo aspetto, si è espressa l’Agenzia delle Entrate nel corso del terzo Forum dei dottori commercialisti ed esperti contabili.

L’Amministrazione finanziaria ha spiegato che il provvedimento di esclusione dalla banca dati VIES ex art. 35 comma 15-bis può dipendere:

– dall’assenza di requisiti soggettivi e/o oggettivi ai fini IVA;
– dall’aver consapevolmente effettuato operazioni intra-Ue in un contesto di frode IVA, pur essendo in possesso dei requisiti soggettivi e oggettivi ai fini dell’imposta (provv. n. 110418/2017, § 5).

Nella prima situazione, l’esclusione dalla banca dati VIES presuppone la cessazione della partita IVA. Nella seconda situazione, invece, il soggetto passivo non è destinatario di un provvedimento di cessazione della partita IVA ma del solo provvedimento di esclusione dal VIES, previa valutazione della gravità del comportamento da parte dell’Ufficio competente. Ai fini del reinserimento nella banca dati VIES, il soggetto passivo è, quindi, tenuto alla rimozione delle irregolarità che hanno portato al provvedimento di esclusione. L’Ufficio valuterà le motivazioni addotte e stabilirà l’eventuale nuova inclusione.

I soggetti che sono stati esclusi ex art. 35 comma 15-bis del DPR 633/72 non hanno, invece, la possibilità di presentare il modello di variazione dati, manifestando nuovamente la volontà di effettuare operazioni intra-Ue ai sensi dell’art. 35 comma 2 lett. e-bis) del DPR 633/72 (provv. n. 110418/2017, § 6.3) ma possono essere riammessi per provvedimento del giudice o per annullamento in autotutela del provvedimento di esclusione (§ 6.2).

Un aspetto che non è stato affrontato nel corso del forum riguarda l’ipotesi in cui il soggetto passivo sia escluso dalla banca dati VIES in forza di una diversa disposizione, vale a dire il comma 7-bis dell’art. 35 del DPR 633/72 (in luogo del già menzionato comma 15-bis). L’art. 35 comma 7-bis del DPR 633/72 fissa la presunzione per cui un soggetto passivo non intende più effettuare operazioni intra-Ue qualora non abbia presentato alcun elenco INTRASTAT per quattro trimestri consecutivi, successivi alla data di inclusione nel VIES.

Anche in tale situazione, l’Agenzia delle Entrate procede all’esclusione della partita IVA dalla banca dati VIES.

Non rileva l’esclusione per omesso invio degli INTRA

Tuttavia, laddove l’esclusione rientri nell’ambito applicativo dell’art. 35 comma 7-bis, non dovrebbe venir meno la possibilità di continuare a compensare “orizzontalmente” i crediti IVA eventualmente maturati. In favore di questa interpretazione depone, oltre alla sola menzione del comma 15-bis, anche il fatto che la norma faccia riferimento ad un provvedimento di esclusione dalla banca dati VIES e non all’invio di una mera “comunicazione” dell’avvenuta esclusione, come si verifica a seguito della mancata presentazione dei modelli INTRASTAT (cfr. provv. n. 159941/2014).

In ultimo, è da evidenziare come la possibilità di compensare “orizzontalmente” resta immutata per quei soggetti passivi che non hanno manifestato l’intenzione di effettuare operazioni intra-Ue e, per questo motivo, non sono mai stati inclusi nella banca dati VIES.

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Sirio Dal Farra
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